Mai indifferenti - Voci ebraiche per la pace da "Domani", 10 gennaio 2026

L'ebraismo italiano e le destre. I rischi di dimenticare il passato

Recensione al volume di Riccardo Di Segni e Gad Lerner Ebrei in guerra. Dialogo tra un rabbino e un dissidente (Feltrinelli 2025).

[...] ...ciò che emerge dal libro non sono solo gli interrogativi, i dilemmi e le critiche reciproche di due autorevoli ebrei italiani, ma un documento delle lacerazioni e, diremmo, della crisi attuale dell'ebraismo diasporico, segnato più in generale da un fossato, politico ed esistenziale tra lo Stato di Israele e le comunità ebraiche in Europa e nel mondo (situazione analizzata dalla filosofa ebrea americana Judith Butler in Strade che divergono, già nel 2012). Ma questa separazione vale soprattutto per una piccola minoranza a sinistra - ben rappresentata in Italia da Gad Lerner e, nel mondo, da molti ebrei impegnati contro la guerra a Gaza - mentre gran parte dell'ebraismo mondiale, certamente di quello italiano, e innanzitutto le comunità ebraiche istituzionali, si sono strette, pur tra molte inquietudini, nell'indiscusso sostegno allo Stato ebraico, per storica fedeltà a Israele e in parte per effetto di una crescente ostilità verso il mondo ebraico emersa nel discorso pubblico, segnato anche in Italia da un rinascente antisemitismo. Questo fedele avvicinamento a Israele e questa reazione di chiusura emerge in Ebrei in guerra nelle riflessioni di Riccardo Di Segni.
Sono ben conosciute e spesso divulgate in pubblico in articoli, post nei social media e libri, le posizioni di Gad Lerner: di critica al governo israeliano, alle sue azioni violente verso i palestinesi a Gaza e nei Territori occupati, alle politiche liberticide e corrotte nei confini dello Stato ebraico (ricordiamo l'insistito tentativo di subordinare definitivamente il potere giudiziario a quello politico che ha suscitato proteste di massa in Israele; gli orientamenti suprematisti e razzisti dei ministri Smotrich e Ben Gvir; i numerosi processi per corruzione che coinvolgono il premier Netanyahu), così com'è nota la critica di Lerner ad aspetti storici del sionismo e della storia di Israele, pur affondando il giornalista le sue radici personali in Medioriente (è nato a Beirut) e in Israele stessa, con cui mantiene stretti legami familiari e culturali, come ha raccontato in suoi precedenti libri anche autobiografici.
Meno sistematicamente note sono le posizioni di Rav Di Segni, pure non schivo dal concedere interviste e rilasciare dichiarazioni a nome dell'ebraismo romano e, talora, di quello italiano (ma la sua cattedra rabbinica è quella, certo importante, della capitale; mentre la figura e il titolo non sono assimilabili a quella del pontefice cattolico, carica sconosciuta alle gerarchie religiose ebraiche). In queste pagine, tuttavia, si delineano le posizioni di Di Segni sul ruolo dell'ebraismo nella società italiana, sul confronto con la Chiesa cattolica e, soprattutto, emergono gli atteggiamenti verso lo Stato di Israele. Questi sono di notevole, seppure talora sofferta, fedeltà, anche in questa fase di drammatica crisi e di quotidiana violenza esercitata dal governo e dall'esercito israeliani, seppure il rabbino si definisca non sionista: "se fossi davvero sionista non starei qui", nella Diaspora, scrive.
Sul piano dei rapporti politici con la società italiana Di Segni descrive, per sé stesso e in generale per una parte rilevante dell'ebraismo italiano, un percorso di avvicinamento alla Destra di governo, a causa delle posizioni filoisraeliane e al - almeno apparente - filosemitismo di questa: avvicinamento molto coltivato dagli attuali vertici delle comunitàebraiche, in particolare di Roma e Milano. Atteggiamenti di vicinanza o comunanza, che - occorre riconoscerlo - si saldano anche con l'attuale maggioranza politica e culturale sulla base di una condivisa islamofobia
[...]

Simon Levis Sullam



Mai indifferenti