
«HO COLTIVATO LA MEMORIA DELLA SHOAH
E OGGI A GAZA NE SENTO GLI ECHI»
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Condanniamo nell’aggressione senza riserve l’intenzione genocida inscritta nella barbarie di Hamas e Jihad la mattina del 7 ottobre 2023, ma la risposta di Israele ha travalicato da gran tempo la necessaria reazione di rivalsa e di ricostituzione della deterrenza difensiva. Si è andati oltre. Crimini affini a quelli perpetrati da Hamas in un giorno, Israele li sta facendo non in un giorno ma da 700 giorni, giorno per giorno e su più larga scala, e con strumenti militari enormemente maggiori di sofferenza inflitta e di morte. Compreso il ricatto degli ostaggi, perché come ostaggi sono in Cisgiordania i prigionieri palestinesi per “detenzione amministrativa”, cioè senza accuse e tempi determinati di detenzione e senza avvocati; come ostaggi sono i deportati di Gaza nel campo di concentramento e tortura di Sde Teiman nel Neghev.
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Edward Said a me pare colga un punto centrale. Una collettività come quella ebraico israeliana, che ha al cuore della propria identità il fatto di essere stata vittima emblematica di un male estremo, facilmente preserva al centro del suo modo di pensare sé stessa due pulsioni fondamentali: la paura inveterata e il senso di rivalsa. Queste sono le casse di risonanza nella percezione degli eventi.
Non sono in una distanza coloniale come, ad esem pio, lo era la Francia con l’Algeria, separate dal mare. Il fatto è che anche i palestinesi vivono le stesse due pulsioni. E le consonanze, le somiglianze tra le due collettività possono essere fat tori di reciproca comprensione e ri conoscimento, o al contrario di in compatibilità. Le vicende tra i due popoli hanno oscillato tra queste due possibilità: rispecchiamento reciproco o incompatibilità. Perché le affinità esasperano la concorrenza. E le due nazioni nuove, israeliani e palestinesi (...) sono nati come coetanei da un’unica terra madre. Ma la situazione non è affatto simmetrica
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Per affinità ideologiche, le destre ebraiche si prestano a dichiarare emendate le destre di ascendenze fasciste e antisemite, se contro le sinistre “pro-pal” e “antisioniste” si schiereranno in appoggio di Israele dominato dalla destra, qualunque cosa faccia o diventi. Ora, se il pre cedente asse Roma–Berlino di ispi razione nazifascista chiudeva gli ebrei in un ghetto a “discriminazione negativa”, cioè antisemita, l’asse attuale relega gli ebrei in un ghetto a “discriminazione positiva”, cioè nel privilegio della esenzione da critiche. Ma ogni privilegio accumula ostilità e odio. Per cui sento come minaccia questo ghetto dorato, animato da un amore interessato o prostituito tra destre ebraiche e destre politiche.
L'unità, 8/8/2025
Mai indifferenti